LA RIVALUTAZIONE DEI BENI D’IMPRESA

La rivalutazione dei beni d’impresa è un’importante agevolazione che permette alle aziende di ottenere il 25% di risparmio sulle tasse dei prossimi anni.

La rivalutazione dei beni d'impresa

Oltre al beneficio fiscale, la rivalutazione genera un vantaggio in termini di maggior patrimonializzazione, e perciò un miglioramento del rating bancario.

Rivalutare significa riportare il valore di un bene ai prezzi di mercato, come un macchinario, un immobile (capannone, negozi, uffici), o anche un marchio. In questo modo si avranno maggiori ammortamenti (costi) e quindi un minore reddito imponibile per l’azienda.

Questa forma di agevolazione esiste da diversi anni, ma con la legge 126/2020 si è aperta una “finestra” molto vantaggiosa e valida solo per la chiusura bilanci 2020, ovvero fino a giugno 2021.

Chi può fare la rivalutazione

La legge prevede infatti che tutti i soggetti IRPEF e IRES operanti in reddito d’impresa ne possano usufruire, ovvero:

  • società di capitali e cooperative;
  • società di persone e ditte individuali;
  • enti pubblici e privati che esercitano attività commerciale.

Unica esclusione, le società che redigono il bilancio secondo i principi contabili internazionali.

Beni ammissibili a rivalutazione

A differenza del passato, oggi è possibile rivalutare anche un singolo bene. Tra i beni ammissibili a rivalutazione vengono elencate quasi tutte le voci registrate come immobilizzazioni all’interno dell’attivo di stato patrimoniale:

  • immobilizzazioni materiali: macchinari, impianti, capannoni, attrezzature, arredi, compresi i beni riscattati da un leasing;
  • immobilizzazioni immateriali:brevetti, diritti, marchi (ad esclusione dei beni NON tutelati giuridicamente, come ad esempio l’avviamento);
  • immobilizzazioni finanziarie: partecipazioni in società controllate e collegate (escluse quelle che non sono attività immobilizzate).

Imposta sostitutiva

Se si vuole usufruire dei vantaggi fiscali da rivalutazione, l’azienda è tenuta a versare una imposta (sostitutiva) pari al 3% sul valore rivalutato.

Tale imposta va versata in 3 rate, a partire dal momento in cui si versano le imposte sui redditi dell’esercizio in cui avviene la rivalutazione (in questo caso il 2020). In altre parole, si paga l’1% per tre anni, il quale può essere compensato con eventuali crediti per altri tributi.

Un esempio di rivalutazione e risparmio fiscale

Per comprendere meglio, facciamo l’esempio di rivalutazione di un bene (o un insieme di beni) per un importo di 200.000€ con il calcolo del risparmio anno per anno e il totale cumulato.

Il risparmio finale è del 24,9%: IRES 24% + IRAP 3,9% – imposta sostitutiva 3%

Perché usufruirne ora

La rivalutazione dei beni presentata nella legge 126 del 13 ottobre 2020 è una enorme opportunità per le aziende che hanno dei macchinari riscattati dai leasing o acquistati da qualche anno che hanno ancora un valore di mercato.

Riepiloghiando, i vantaggi sono:

  • possibilità di abbattere il reddito imponibile, conseguendo un risparmio in tasse pari al 24,9%;
  • in caso di rivendita del bene, la rivalutazione riduce il valore di una potenziale plusvalenza e quindi, anche qui, si ha un risparmio in tasse;
  • imposta sostitutiva sensibilmente più bassa rispetto al passato (dal 12% al 3%), vale solo per chi rivaluta in questo periodo;
  • aumentando il valore dei beni, l’azienda diviene più solida agli occhi delle banche e il suo rating migliora sensibilmente. In altre parole, più possibilità di accedere al credito con meno problemi.

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